Contributi# Il patrimonio musicale della Biblioteca Estense in Modena

Autrice: Alessandra Chiarelli – Bolognese, musicologa, bibliotecaria musicale (responsabile del settore Musica della Biblioteca Estense di Modena e del corrispondente antico fondo musicale, dal 1979 al 2008), docente di Biblioteconomia e Bibliografia Musicale (Università di Bologna, Beni Culturali, dal 1995 al 2010), ispettore archivistico onorario per l’Emilia Romagna dal 2011 al 2019, dopo il pensionamento è responsabile dell’Archivio Musicale della Basilica di San Petronio in Bologna. Ha prodotto libri e studi musicologici e pertinenti la cura dei fondi musicali.

Il patrimonio musicale della Biblioteca Estense fa parte della collezione dei duchi d’Este, in rapporto alla vita culturale e musicale a Ferrara prima e a Modena poi: infatti il patrimonio ferrarese, trasferito con la corte a Modena nel 1598, dopo la devoluzione di Ferrara al Papa Clemente VIII (che ne aveva revocato l’investitura al duca Cesare, in quanto successore di Alfonso II in linea non legittima), fu incrementato con molti materiali nella definitiva sede modenese. Nel tempo rimangono costanti sia il sedimento bibliografico della produzionelocale (controllata dalla politica culturale della corte) sia la raccolta di quella esterna (scelta secondo un taglio antologico e mirato all’alto livello e fama degli autori).

Dal Quattro-Cinquecento e ininterrottamente fino all’Unità, la cura del patrimonio è affidata alla “officina” libraria di corte che provvede non solo alla manutenzione ma anche alla registrazione in liste o inventari accurati, oggi conservati nell’Archivio di Stato di Modena e nella Biblioteca Estense.  Tutto ciò vale anche per la preziosa collezione musicale, che procede di pari passo con la raccolta libraria generale.

Così, nel periodo ferrarese, troviamo i famosi codici miniati (contenenti testi sacri, di letteratura, di storia, poemi epici, trascrizioni o traduzioni in latino di opere dell’antichità classica, scritti celebrativi del casato, ecc.), composti o aggregati a Ferrara, a partire dai tempi di Nicolò III (governante dal 1393 al 1441) e poi soprattutto di Leonello (1441-1450), Borso (1450-1471), Ercole I (1471-1505), Alfonso I (1505-1534), Ercole II (1534-1559) e Alfonso II (1559-1597). Ma, insieme, troviamo anche importanti manoscritti musicali, prodotti o procurati per l’esecuzione della Cappella ducale. Per il periodo fino a Ercole I, basta ricordare, ad es., composizioni sacre di autori come Gilles Binchois, Johannes Brebis, Josquin Des Près, Guillaume Dufay, John Dunstable, Estienne Grossin, Johannes Martini, Jacob Obrecht, Johannes Ockeghem, Leonel Power. Tra le fonti dell’epoca di Alfonso I ed Ercole II, brani di mottetti riconosciuti come di Benedictus Appenzeler, Noel Bauldeweyn, Carpentras (Elzéar Genet), Costanzo Festa, Jhan di Ferrara (Maistre Jhan), Pierre Moulu, Jean Mouton, Jean Richafort. Tra le fonti procurate dall’esterno sono note soprattutto composizioni vocali sacre e profane tra l’estremo Trecento e il primo Quattrocento (di autori come Antonello e Filippo da Caserta, Johannes Ciconia, Corrado da Pistoia, Francesco Landini,Matteo da Perugia, Antonio Zacara da Teramo)e strambotti del sec. XV (di Francesco d’Ana, Giovanni Antonio Brocco, Marchetto Cara, Crispin van Stappen). Anche nel centro di altissima e poliedrica cultura che è la Ferrara di Alfonso II (1559-1597), nelle liste del patrimonio librario si riflette pure l’intensa produzione musicale, coordinata da Luzzasco Luzzaschi. Sono note composizioni sacre per la Cappella (mottetti di Giovanni Animuccia, Jachet Berchem, Alfonso e Francesco Dalla Viola, Cipriano De Rore, Cristòbal  Morales, Philippe Verdelot e Adrian Willaert, conservati in manoscritti spesso calligrafici e con preziose legature) e la musica per la corte destinata a un’élite culturale, soprattutto i circa 200 madrigali eseguiti dal «concerto delle dame» della duchessa Margherita  Gonzaga d’Este (composti da musicisti come Giovanni e Paolo Animuccia, Jacques Arcadelt, Berchem, Carlo Gesualdo da Venosa, Orlando di Lasso, Luzzaschi, Luca Marenzio, Claudio Merulo, Claudio Monteverdi, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Jaches de Wert, Willaert, e conservati  in raffinate edizioni a stampa).

Dopo la Convenzione Faentina tra il duca Cesare e il papa Clemente VIII, il passaggio a Modena nel 1598 implica un lungo e difficile trasloco dell’immenso patrimonio culturale del casato: si verifica qualche dispersione di libri e soprattutto di strumenti. Il nuovo duca deve trasformare in capitale una città finora di provincia e recuperare la vita culturale a un livello non indegno del grande passato ferrarese; ciò è in parte possibile grazie alla rifondata Cappella estense, accanto a quella del Duomo, e grazie a un primo entourage locale (Orazio Vecchi, Geminiano Capilupi e altri come Giovanni Battista Stefanini e Paolo Bravusi o Brausi). Così le feste di piazza civili e religiose diventano via via allestimenti scenografici con risvolti di magnificenza dinastica, mentre cronache e descrizioni stampate tramandano feste con balli, le commedie in case private e le prime commedie per il pubblico. Bellerofonte Castaldi, figura bizzarra e indipendente, è compositore, tiorbista e anche stampatore di alcune sue opere.

Dopo le mascherate con musica nel primo Seicento, la produzione musicale a Modena negli anni di Francesco I (1629-1658), di Alfonso IV (1658-1662) e della reggenza di Laura Martinozzi (1662-1674), consta soprattutto di feste di piazza divenute azioni con versi cantati, tenute in luoghi aperti, con magnifici allestimenti di spettacolare scenografia e in occasioni celebrative. Accanto, i primi drammi per musica, legati al funzionamento del teatro riservato a pubblico scelto, che comincia a diventare stabile. Il tutto è sostenuto dalla cappella ducale ricostituita intorno al 1620 e imperniata soprattutto su Benedetto Ferrari e Marco Uccellini, attiva poi quasi ininterrottamente.

Francesco II (duca dal 1674 al 1694) avvia un intenso programma di cultura e dà particolare impulso all’attività musicale coordinata da Antonio Giannettini, anche grazie a una rete di informatori e procuratori e al servizio di legatura e copia, coordinato dal musicista Giuseppe Colombi. Sono di compositori attivi a Modena le composizioni per archi della cosiddetta “scuola modenese” (avente come capostipite Marco Uccellini) e le cantate su testi degli accademici Dissonanti (con musica soprattutto di Giovanni Maria Bononcini, Giuseppe Colombi, Domenico Gabrielli, Antonio Giannotti, Giovanni Marco Martini, Giovanni Battista e Tommaso Antonio Vitali). Un centinaio di oratori dati a Modena, su testi di letterati locali, sono composti da musicisti locali e da esterni di fama (come Pier Simone Agostini, Giovanni Battista Bassani, Giovanni Paolo Colonna, Benedetto Ferrari, Domenico Gabrielli, Antonio Giannettini, Giovanni Legrenzi, Carlo Ambrogio Lonati, Giovanni Lorenzo Lulier, Alessandro Melani, Clemente Monari, Antonio Maria Pacchioni, Carlo Pallavicino, Bernardo Pasquini, Giacomo Antonio Perti, Francesco Antonio Pistocchi, Alessandro Scarlatti, Alessandro Stradella, Giovanni Battista Vitali). Invece sono procurate dall’esterno cantate di scuola romana (di autori come Agostini, Giacomo Carissimi, Antonio Cesti, Lonati, Bernardo Pasquini, Luigi Rossi, Mario Savioni) e aggregazioni significative come la produzione di Stradella. Ma soprattutto è importante la musica legata ai teatri (in particolare dal 1685 il Fontanelli, già Valentini, privato ma di patrocinio ducale) sostenuta da cantanti di fama, per lo più stipendiati dal duca ma anche esterni; la produzione è in parte locale ma in prevalenza importata da Venezia o da corrispondenti repliche di area vicina (dei più noti autori come Agostini, Bassani, Francesco Cavalli, Cesti, Colonna, Vincenzo De Grandis, Ferrari, Domenico Freschi, Gabrielli, Giannettini, Legrenzi, Lonati, i Melani, Pallavicino, Perti, Pistocchi, Bernardo Sabadini, Alessandro Scarlatti, Stradella, Marco Antonio e Pietro Andrea  Ziani).

Dopo Francesco II si riduce il grande impulso all’attività musicale e al relativo incremento bibliografico; prevale invece la concezione del patrimonio da conservare come fonte di cultura per un’utenza non più riservata, sebbene ovviamente solo colta. Gli inventari di metà Settecento attestano l’apertura al pubblico della biblioteca ducale, voluta da Francesco III (1737-1780) e attuata nel 1764. Proseguono le feste ducali con musica, gli intrattenimenti a palazzo o nel Teatro di Corte e le Accademie di Lettere e d’Armi nel Collegio dei Nobili. La musica è solo in parte produzione della cappella (guidata ancora da buoni maestri, come Antonio Bononcini, Antonio Maria Pacchioni, Fausto Vitali, Innocenzo Gigli), invece per lo più deposito dell’attività in teatro, soprattutto opere giocose di produzione veneta e napoletana (di musicisti come Antonio Caldara, Vincenzo Ciampi, Gioachino Cocchi, Domenico Fischietti, Baldassarre Galuppi, Pietro Guglielmi, Nicolò Iommelli, Nicolò Piccinni, Pietro Torri, Tommaso Traetta).

Le aggregazioni esterne, di contenuto soprattutto – ma non solo – settecentesco, entrano quasi tutte molto tardi. La collezione di Alfonso Vincenzo Fontanelli acquisita dopo il 1777 ha come nucleo principale i libretti per musica coevi al marchese Decio Fontanelli, proprietario del teatro aperto nel 1685, allora sede principale delle messinscene a Modena.

La raccolta musicale privata degli Asburgo-Este – in massima parte costituita dal lascito ereditario dell’arciduca Maximilian Franz, principe Elettore di Colonia e arcivescovo di Bonn e Münster, morto nel 1801 – poi confluita nella biblioteca pubblica intorno al 1865, è costituita di opere date a Bonn nel tardo Settecento, dell’archivio di quella Cappella, di musica dello stesso periodo di area soprattutto francese, tedesca, austriaca e boema (di autori come Carl Philip Emanuel e Johann Christian Bach, Giovanni Giuseppe Cambini, Nicolas-Marie Dalayrac, André Grétry, Christoff Willibald Gluck, Georg Friedrich Haendel, Johann Adolf Hasse, Franz Joseph Haydn, Andrea Lucchesi, Wolfgang Amadeus Mozart, Josef Myslivecek André Danican Philidor, Antonio Maria Sacchini, Antonio Salieri).

Altre aggregazioni importanti, entrate nel corso dell’Ottocento, sono il lascito ereditario di Tommaso Obizzi, pure morto nel 1801 (almeno 25 libri corali dal sec. XV al XVII in notazione quadrata, alcuni già del monastero olivetano di San Michele in Bosco a Bologna), la Miscellanea Ferrari Moreni (libretti per musica ottocenteschi), la raccolta Campori, conservata in biblioteca ma di proprietà comunale (volumi, documenti e autografi, tra i quali materiale di interesse musicale). Non sono legati al patrimonio estense ma fanno parte della biblioteca attuale alcuni nuclei (Asioli, Catelani, Gandini, Sighicelli e Valdrighi) riferiti a singole personalità musicali locali.

L’inventario topografico e il catalogo compilati da Alessandro Giuseppe Spinelli a fine Ottocento sanciscono l’ordinamento definitivo e attuale dell’intera raccolta musicale.

L’antica tradizione estense è stata ripresa fino a tempi recentissimi nella cura del patrimonio musicale, cura conservativa, inventariale, catalografica e di studio, secondo criteri e regole nazionali e aggiornati. Se ne auspica il prosieguo ininterrotto.

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