News# Erasmus+ e il piano d’azione per l’istruzione digitale: oltre la DAD?

Autrice: Alexandra Storari

La scorsa settimana ho iniziato questa piccola rubrica settimanale illustrando il nuovo Programma Erasmus+ 2021-2027, il grande piano dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport che ci accompagnerà fino al 2027.

Leggendo il piano di lavoro annuale e soprattutto la Guida alla Call 2021, che supporta il lavoro di tutti coloro – scuole di ogni ordine e grado, istituti di formazione professionale, università e centri di ricerca, organizzazioni no-profit, professionisti coinvolti a vario titolo nel settore dell’educazione ed istruzione – che sono attualmente impegnati nell’ideazione e progettazione di proposte innovative da candidare per la scadenza del 20 maggio, emerge con forza la priorità della “trasformazione digitale mediante l’ampliamento della preparazione, della resilienza e delle capacità digitali” intesa come un approccio trasversale, mainstreaming, un punto di riferimento fondamentale per le proposte e le azioni che saranno sviluppate.

Ma come collocare nel giusto contesto tale priorità? Come evitare di cadere nella doppia trappola del digitale declinato come Didattica a Distanza, oscillando tra le meravigliose sorti progressive delle nuove tecnologie esposte in maniera acritica e il rifiuto delle esperienze nate e sviluppatasi durante la pandemia con il desiderio di tornare al buon tempo antico?

Probabilmente la risposta sta nel mezzo, ossia nel valorizzare l’esperienza delle tecnologie digitali nei contesti educativi come un nuovo ambiente di insegnamento ed apprendimento, in grado di accompagnare, integrare, valorizzare le proposte, le metodologie, gli strumenti pedagogici e didattici, senza sostituirsi ad essi, ma, al contrario, creando con essi una nuova alleanza virtuosa, positiva, innovativa.

In questa riflessione ci vengono in aiuto diversi documenti ufficiali della Commissione Europea, studi e ricerche quali quelli dell’UNICEF – Office of Research Innocenti, di INDIRE – Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa e di AlmaLaurea il Consorzio Interuniversitario che rappresenta 76 Atenei e circa il 90% dei laureati del sistema universitario italiano, così come le esperienze a livello italiano ed europeo, nonché il dibattito forte e appassionato dei diversi insegnanti, educatori, professori, dirigenti del nostro sistema educativo.

A livello europeo, non si può prescindere dal Piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027), che presenta la visione della Commissione Europea per un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa. Il Piano nasce da quanto emerso durante la pandemia da Covid-19 ed elabora una strategia per il futuro.

Il Piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027) prevede due priorità fondamentali. La prima riguarda lo sviluppo di un ecosistema altamente efficiente di istruzione digitale: qualsiasi tipo di intervento nei sistemi dell’istruzione e dell’educazione necessita di una condizione necessaria anche se non sufficiente: ossia, infrastrutture, connettività e apparecchiature digitali a livello territoriale; insegnanti e personale con competenze e capacità di utilizzo delle tecnologie digitali; realizzazione di contenuti di apprendimento di alta qualità, strumenti di facile utilizzo, piattaforme sicure che rispettino la privacy e le norme etiche. Riprendendo termini propri dell’ICT, si potrebbe dire che è l’hardware, senza il quale qualsiasi progetto, iniziativa, proposta rischiano di rimanere incompiuti, o, peggio ancora, velleitari. Basti pensare che gli ultimi report statistici di EUROSTAT evidenziano come molte famiglie a basso reddito non dispongano di un computer e come l’accesso alla banda larga vari notevolmente tra i Paesi europei in funzione del reddito delle famiglie.

La seconda priorità strategica riguarda la promozione delle competenze e delle abilità digitali necessarie per la trasformazione digitale. Ciò significa per esempio promuovere le capacità e competenze digitali di base sin dall’infanzia; favorire una serie di interventi ad ampio raggio a favore dell’alfabetizzazione digitale; combattere la disinformazione e le “fake news”, sviluppando strumenti critici di lettura delle fonti informative, quali i social media; incentivare le competenze digitali avanzate in un’ottica di genere, garantendo che le ragazze e le giovani donne siano equamente rappresentate negli studi e nelle carriere digitali.

Si noti che tale Piano nasce da una consultazione pubblica, che, prassi consueta nella formulazione delle politiche europee, è stata lanciata dalla Commissione Europea a giugno 2020 e si è conclusa nel mese di settembre dello stesso anno. I risultati evidenziano che quasi il 60% degli intervistati non aveva utilizzato l’apprendimento a distanza e online prima della crisi; il 95% di essi ritiene che la situazione Covid-19 abbia rappresentato un punto di non ritorno nell’utilizzo della tecnologia nell’istruzione e nella formazione; gli intervistati affermano che le risorse e i contenuti didattici online devono essere più pertinenti, interattivi e di facile utilizzo; oltre il 60% di essi ritiene di aver migliorato le proprie competenze digitali durante la crisi e oltre il 50% degli intervistati vuole fare di più.

Nel contempo, uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 2018 evidenzia come oltre 1 giovane su 5 in Unione Europea non riesca a raggiungere un livello di base delle competenze digitali e come meno del 40% degli educatori si senta pronto a utilizzare le tecnologie digitali nell’insegnamento, con ampie differenze all’interno dell’UE.

E in Italia? Essendo stata l’Italia uno dei primi Paesi a implementare soluzioni digitali di didattica a distanza su larga scala, e a istituire un rigido lockdown, le esperienze di bambini, ragazzi, e genitori italiani con la didattica a distanza hanno fornito importanti spunti di riflessione.

In primo luogo, Internet si è trasformato da strumento importante ma facoltativo per l’apprendimento, la socializzazione e le attività di svago, al mezzo primario utilizzato dai bambini e dalle bambine, dai ragazzi e dalle ragazze, per interagire con la scuola, gli insegnanti, gli amici.

In secondo luogo, circa 3 milioni di bambini e ragazzi italiani non hanno potuto usufruire della DAD per la mancanza di un accesso a Internet o di dispositivi digitali adeguati. Questo aspetto evidenzia le diverse disuguaglianze nel nostro Paese in termini economici e sociali rispetto ai contesti familiari, così come geografici. Basti pensare alle aree interne del nostro Paese, a zone remote o rurali, alle piccole isole, così come alle periferie urbane.

Nel contempo, “Se da un lato è necessaria maggiore ricerca per comprendere il pieno impatto della didattica a distanza sull’apprendimento e sul benessere dei bambini e dei ragazzi in Italia e nel mondo, dall’altro è rassicurante constatare che molti bambini e ragazzi in Italia si sono sentiti motivati a partecipare alla didattica online e si sentivano sicuri della loro capacità di apprendere anche in questo nuovo contesto” (cit. Mascheroni, G., Saeed, M., Valenza, M., Cino, D., Dreesen, T., Zaffaroni, L. G. e Kardefelt-Winther D. La didattica a distanza durante l’emergenza COVID-19: l’esperienza italiana. Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, Firenze, 2021).

Sicuramente questa conclusione del Rapporto UNICEF sintetizza il punto di partenza delle future progettualità nel contesto di Erasmus+. Ossia, che il Piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027), e con esso Erasmus+ Digitale, non può essere separato dai grandi obiettivi dell’inclusione sociale ed educativa. L’utilizzo del digitale nei sistemi dell’istruzione e dell’educazione deve necessariamente puntare alla promozione dell’equità e dell’inclusione di tutti i bambini e i ragazzi come studenti, come cittadini del futuro, come individui.

“I contenuti del sito riflettono esclusivamente il punto di vista dell’autore. La Commissione europea non è responsabile per qualsivoglia utilizzo si possa fare delle informazioni contenute.”

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