News# Il Piano di ripresa e resilienza italiano: quali novità per il settore dell’istruzione?

Autrice: Alexandra Storari

Come è noto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano (PNRR) è stato inviato venerdì 30 aprile alla Commissione Europea a Bruxelles.

Molto si è scritto e dibattuto in questi mesi a proposito del Piano, dei suoi obiettivi, delle debolezze strutturali del nostro Paese così come della grande occasione di rilancio che il PNRR rappresenta. Si è parlato addirittura di nuovo “Piano Marshall”, richiamando il famoso piano per la ripresa europea (in lingua originale “European Recovery Program”), che fu uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Una definizione efficace dal punto di vista mediatico, ma non corretta dal punto di vista sostanziale, visto che nel nostro caso non si tratta di un aiuto esterno, ma di un insieme di aiuti, rappresentato dal NextGenerationEU, che nasce ed è attuato tra gli Stati membri dell’Unione Europa.

Ma cosa è esattamente il PNRR? Il PNRR è in primo luogo un intervento messo a disposizione dall’Unione Europea in seguito alle condizioni venutesi a creare dalla pandemia Covid-19.  Rappresenta il fulcro di NextGenerationEU (NGEU), che a sua volta è uno strumento temporaneo per la ripresa da 750 miliardi di euro, che ha come obiettivo specifico riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia per creare un’Europa post Covid-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future. Si tratta di un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.

Il NextGenerationEU si basa su due strumenti fondamentali: il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility), che mette a disposizione 672,5 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti effettuati dagli Stati membri, e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa (REACT-EU), che stanzia  47,5 miliardi di euro suddivisi tra il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), e il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, di questi due strumenti: il solo PNRR italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 222,1 miliardi di euro.

Ma come è organizzato nel dettaglio il PNRR? Il documento di quasi 300 pagine presenta sei missioni fondamentali che hanno l’obiettivo di affrontare in modo “orizzontale e strutturato” i tre grandi problemi di fondo dell’Italia: 1) la disuguaglianza di genere, 2) l’inclusione giovanile, 3) i divari territoriali.

Le sei missioni sono a loro volta: 1) digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) inclusione e coesione; 6) salute.

La missione dell’istruzione e ricerca si basa su un budget di 31,9 miliardi di euro (30,9 RRF; 1,0 Fondo), e ha come obiettivo fondamentale rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e STEM, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Le azioni principali saranno:

  • Asili nido, scuole materne e servizi di educazione e cura per la prima infanzia (con la creazione di 152.000 posti per i bambini 0-3 anni e 76.000 per la fascia 3-6 anni)
  • Scuola 4.0: scuole moderne, cablate e orientate all’innovazione grazie anche ad aule didattiche di nuova concezione (ad es. con la trasformazione di circa 100.000 classi tradizionali in connected learning environments e con il cablaggio interno di circa 40.000 edifici scolastici e relativi dispositivi)
  • Formazione degli insegnanti e rafforzamento dell’istruzione nelle discipline STEM (ad es. con la creazione di 3 Teaching and Learning Centres per migliorare le competenze di insegnamento, comprese quelle relative alle competenze digitali)
  • Risanamento strutturale degli edifici scolastici (ad es. con l’obiettivo di ristrutturare una superficie complessiva di 2.400.000,00 mq. degli edifici)
  • Sviluppo e rafforzamento dell’istruzione professionalizzante
  • Riforma di orientamento, programmi di dottorato e corsi di laurea (ad es. con l’aggiornamento della disciplina dei dottorati e un loro aumento di circa 3.000 unità attivando tre cicli a partire dal 2021)

Questa missione si intreccia a sua volta con la prima, relativa alla digitalizzazione, che prevede la realizzazione della banda ultra-larga e connessioni veloci in tutto il Paese, portando per esempio la connettività a 1 Gbps a circa 8,5 milioni di famiglie e completando il Piano “Scuola connessa” per assicurare la connessione in fibra a 1 Gbps ai 9.000 edifici scolastici rimanenti, pari a circa il 20% del totale.

Si intreccia altresì all’obiettivo trasversale chiave dell’inclusione giovanile. Gli obiettivi qualificanti del PNRR sono infatti, come sottolinea anche il nome, indirizzati alle generazioni future.

Vi sono risorse rilevanti per azioni specificamente dirette ai bambini e ai giovani, quali: i progetti nei campi dell’istruzione e della ricerca che sono investimenti nel capitale umano delle giovani generazioni, invertendo una tendenza al sotto investimento; il Servizio Civile Universale; il ricambio generazionale nella PA. Il PNRR prevede altresì azioni che, anche se non sono dirette specificatamente ai giovani, avranno ricadute importanti per le loro opportunità nel mondo del lavoro: si pensi per esempio agli investimenti nella transizione ecologica e digitale.

Dopo la pubblicazione del Piano, i diversi attori del mondo della scuola, dell’università e della formazione, le reti e le alleanze del civismo attivo, del terzo settore e del sindacato, hanno evidenziato i punti di forza ma anche le criticità ancora presenti a cui il PNRR non dà sufficiente risposta.

Sullo sfondo rimane aperto il principale problema della scuola italiana, ossia la forte concentrazione della povertà educativa minorile, il fatto che molti, troppi, bambini e adolescenti sono ancora oggi privati del diritto all’apprendimento, alle opportunità educative e culturali, al gioco: forti ineguaglianze e mancanze di opportunità che nascono da difficoltà economiche e sociali, da ostacoli culturali e linguistici, da differenze geografiche.

Sul piano della povertà educativa si giocherà il futuro del PNRR italiano. Perché “se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. (Don Milani).

“I contenuti del sito riflettono esclusivamente il punto di vista dell’autore. La Commissione europea non è responsabile per qualsivoglia utilizzo si possa fare delle informazioni contenute.”

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