News# Inclusione e diversità: facciamo un po’ di chiarezza

Autrice: Alexandra Storari

Quest’ultima settimana, dopo settimane di ostruzionismo, grazie anche alla campagna virale lanciata sui social media da personaggi famosi, cantanti ed artisti, influencer, la Commissione Giustizia del Senato ha finalmente calendarizzato la discussione sul Disegno di legge Zan contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere, abilismo (che riguarda la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità).

Il disegno di legge che porta il nome del suo relatore, il deputato Alessandro Zan, si chiama “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

In particolare, il DDL Zan modifica il Decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta Legge Mancino. All’articolo 1, la Legge Mancino prevede il carcere per «chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Il Disegno di legge Zan la estende ai reati di violenza fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sull’abilismo.

Il Disegno di legge prevede inoltre l’istituzione di una giornata nazionale contro le discriminazioni (il 17 maggio) e lo stanziamento di quattro milioni di euro all’anno per iniziative di contrasto al fenomeno. Le pene previste per chi violerà questa legge sono severe: dalla reclusione fino a un anno e 6 mesi (o una multa fino a 6.000 euro) per chi istiga o commette atti di discriminazione, fino ai 4 anni di reclusione per chi partecipa o favorisce le organizzazioni, le associazioni, i movimenti, i gruppi che hanno lo scopo, o uno degli scopi, nell’incitamento alla discriminazione o alla violenza sulle suddette categorie. l’Istat, sentito l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), dovrà svolgere indagini statistiche con cadenza almeno triennale.

Non c‘è bisogno di evidenziare l’importanza di tale legge in un Paese, l’Italia, che conta ogni giorno episodi gravi di omotransfobia, misoginia, discriminazione contro le persone con disabilità, femminicidio.

Come spesso accade, il dibattito italiano si è tuttavia avvitato, suo malgrado, alla solita contrapposizione “si/no”, spesso politicamente strumentale, trascurando il fatto che il DDL risponde anche a un preciso contesto normativo europeo.

Come è noto, l’Unione Europea è ancorata ai valori dell’uguaglianza, dell’equità sociale, della libertà, della democrazia e dei diritti umani. Il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione forniscono le basi per combattere tutte le forme di discriminazione, fissando l’uguaglianza quale pietra angolare delle politiche dell’UE.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato come una delle priorità della Commissione sia costruire un’Unione dell’uguaglianza sotto tutti i punti di vista. Nel giro di pochi mesi, sono stati pubblicati testi fondamentali per la costruzione di questa nuova Unione dell’uguaglianza: il Piano d’azione dell’UE contro il razzismo 2020-2025 del 18 settembre 2020, il Quadro strategico dell’UE per i Rom 2020-2030 del 07 ottobre 2020,  la Strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ 2020-2025 del 12 novembre 2020, la Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 del 03 marzo, la Strategia per la parità di genere 2020-2025 del 05 marzo 2021.

Questi documenti si intrecciano strettamente con la priorità della Call 2021 del Programma Erasmus+ 2021-2027, nel momento in cui pone tra le priorità fondamentali l’inclusione e la diversità, intese come la strategia che deve permeare tutte le azioni del programma, favorendo l’eliminazione degli ostacoli che impediscono una piena partecipazione delle persone con minori opportunità. Questi impedimenti possono riguardare la disabilità, problemi di salute, i sistemi di istruzione e formazione, differenze culturali, difficoltà di tipo economico e/o sociale, limitazioni geografiche, discriminazioni legati al genere, all’età, all’appartenenza etnica, alla religione, alle credenze, all’orientamento sessuale, alla disabilità.

In particolare, la lettura della Strategia per i diritti delle persone con disabilità  2021-2030 evidenzia come l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità nel 2006 abbia segnato una svolta nella definizione di norme minime per i diritti delle persone con disabilità. L’Unione Europa conferma a sua volta l’impegno a coordinare  l’impegno degli Stati membri per l’attuazione di tale Convenzione al fine di migliorarne l’efficacia.

Infatti, nonostante tutti gli sforzi intrapresi con la precedente Strategia 2010-2020, le persone con disabilità continuano a trovare ostacoli nell’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione, all’occupazione e alle attività ricreative, così come alla partecipazione alla vita politica. A parità di altre condizioni sono maggiormente esposte al rischio di povertà, esclusione sociale e discriminazione. La pandemia di COVID-19 e le conseguenze economiche che ne sono derivate rendono ancora più urgente affrontare questo problema. Si pensi che si stima che nel mondo circa un miliardo di persone abbia una forma di disabilità.

I punti fondamentali definiti della Strategia sono:

Accessibilità – un fattore abilitante dei diritti, dell’autonomia e dell’uguaglianza
L’accessibilità agli ambienti fisici e virtuali, alle tecnologie, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ai beni e ai servizi, compresi i trasporti e le infrastrutture, è un fattore abilitante dei diritti e un prerequisito per la piena partecipazione delle persone con disabilità su un piano di parità con gli altri. Milioni di persone con disabilità incontrano barriere nell’utilizzare i trasporti, accedere agli edifici, ricevere informazioni. Il 64,3% delle persone con disabilità di età pari o superiore ai 16 anni dispone di una connessione Internet a casa contro l’87,9% delle persone senza disabilità.

Godimento dei diritti dell’UE
Le persone con disabilità dovrebbero godere di tutti i diritti su un piano di parità con gli altri, in particolare quando si trasferiscono in un altro Stato membro o partecipano alla vita politica. In realtà, le norme nazionali privano attualmente 800.000 cittadini europei con disabilità del diritto di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo, apportando giustificazioni collegate alla disabilità o a problemi di saluti mentale.

Qualità della vita dignitosa e vita indipendente
Una vita indipendente, servizi sociali e per l’occupazione di qualità, alloggi accessibili e inclusivi, la partecipazione all’apprendimento permanente, una protezione sociale adeguata e un’economia sociale rafforzata sono indispensabili per una vita dignitosa per tutte le persone con disabilità. Però, oltre un milione di minori e adulti con disabilità di età inferiore ai 65 anni e oltre due milioni di persone con disabilità di età superiore ai 65 anni vivono in istituti. Le persone con disabilità che lavorano sono il 50,8% a fronte del 75% delle persone senza disabilità. Il 37,6% delle persone con disabilità è inattivo contro il 17,6% delle persone senza disabilità. Il 28,4% delle persone con disabilità è a rischio di povertà ed esclusione sociale contro il 18,4% delle persone senza disabilità.

Parità di accesso e non discriminazione
Le persone con disabilità hanno il diritto di essere protette da qualsiasi forma di discriminazione e violenza, di avere pari opportunità, anche per quanto riguarda l’accesso, nell’ambito della giustizia, dell’istruzione, della cultura, dell’alloggio, delle attività ricreative, del tempo libero, dello sport e del turismo, nonché parità di accesso a tutti i servizi sanitari. Però, il 52% delle persone disabili si sente discriminato. Le persone con disabilità lamentano esigenze di cure mediche non soddisfatte quattro volte di più rispetto alle persone senza disabilità. L’abbandono scolastico interessa il 20,3% degli studenti con disabilità a fronte del 9,8% dei ragazzi senza disabilità. Solo il 29,4% delle persone disabili consegue un titolo di istruzione terziaria contro il 43,8% degli studenti non disabili.

Di fronte a questa grande e complessa strategia europea, viene spontaneo chiedersi a quale anno del Novecento si riferisce il dibattito politico italiano, confinato nel suo provincialismo. Purtroppo ”troppo grande è il numero delle persone che oggi passano il tempo a considerare il loro ombelico come se fosse il centro dell’universo” (Marcel Proust).

Immagine dell’Evento finale di In-Orchestra, Progetto cofinanziato da Erasmus+ 2014-2020.

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