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ABLE: A Better Life. La situazione delle donne rurali in UE

di Chiara Catapano – Ricercatrice in Diritti Umani e Studi Europei.

La situazione delle donne rurali in UE

Come visto nel precedente articolo del 03.08.2022, le donne svolgono un ruolo fondamentale per la crescita economica e il raggiungimento degli obiettivi strategici europei nelle aree rurali. Il loro impegno quotidiano in questi territori è indispensabile per la loro tenuta. Per questa ragione è necessario soffermarsi un momento a vedere in quale contesto vivono le abitanti di queste zone. 

Lo sviluppo delle aree rurali è fondamentale per garantire il benessere delle comunità che le abitano e della società nel suo insieme. Più della metà della superficie dell’UE è classificata come prevalentemente rurale ed è abitata da circa il 22% della popolazione europea. Queste forniscono cibo, materie prime, posti di lavoro e un’ampia gamma di beni e servizi ambientali come paesaggi culturali, biodiversità e stoccaggio di risorse. All’interno di queste aree, le donne rappresentano una forza trainante per il mantenimento, la conservazione e lo sviluppo delle attività, sia in termini culturali che economici. Contribuiscono inoltre alla creazione di un patrimonio ricco e diversificato e alla trasmissione delle tradizioni, e rappresentano una percentuale considerevole della forza lavoro in agricoltura

Tuttavia, bisogna considerare che le aree rurali in Europa sono estremamente varie in termini di struttura sociale, economica, geografica e culturale, e che le donne rurali non sono un gruppo omogeneo in termini di ruoli e occupazioni. Ciò che le accomuna è che spesso continuano a trovarsi di fronte a grandi sfide nel raggiungimento dell’uguaglianza di genere e nel godimento dei loro diritti, dovuti a fattori quali disoccupazione, povertà, mancanza di servizi di base e spesso una mentalità tradizionale che impone ruoli stereotipati.

Nelle zone rurali, infatti, molte donne hanno contratti precari, svolgono un “ruolo invisibile” all’interno delle società e sono raramente oggetto di misure legislative e politiche specifiche. Il tasso di disoccupazione colpisce più le donne che gli uomini, con un divario di genere che si attesta al 13 %, e sale al 20 % in alcuni Stati membri. Le donne che vivono in queste aree sono spesso più vulnerabili alla povertà e alla dipendenza finanziaria dal loro partner, e svolgono più di un ruolo nello sviluppo, come lavoratrici, coltivatrici e proprietarie di imprese, assumendosi al contempo l’onere della responsabilità per il benessere dei loro familiari, lavoro storicamente sottovalutato a causa dei tradizionali stereotipi di genere. Se è vero che negli ultimi anni il numero di donne nel settore agricolo è aumentato lentamente, queste continuano a gestire solo il 30 % delle aziende agricole di tutta l’UE, con una percentuale di donne titolari più alta nei nuovi Stati membri dell’UE rispetto ai vecchi. Le loro aziende tendono ad essere più piccole rispetto a quelle gestite da uomini di circa il 40%, a generare guadagni inferiori e ad avere un accesso più limitato al sostegno finanziario. Una percentuale consistente di donne impiegate in agricoltura è costituita da coniugi coadiuvanti, vale a dire che assistono o partecipano all’attività agricola senza essere socie in senso formale, sono assunte a tempo determinato e svolgono anche altri lavori occasionali o part-time, spesso in un settore diverso dall’agricoltura.

È per queste ragioni che l’UE ha introdotto un nuovo approccio all’uguaglianza, estendendo il mainstreaming di genere a nuove aree politiche, tra cui l’agricoltura. In questo contesto, l’UE ha iniziato a riflettere sul diverso impatto che i fondi strutturali hanno sulle donne e sugli uomini, ha introdotto iniziative specifiche rivolte alle donne e ha invitato gli Stati membri a promuovere la parità di genere nei propri diversi organi di gestione e rappresentanza al fine di favorire la partecipazione paritaria in qualunque tipo di organizzazione agricola, associazione e istituzione pubblica. 

Il lavoro è un presupposto fondamentale affinché le donne possano conseguire realmente pari diritti, indipendenza economica e realizzazione professionale e il loro ruolo come imprenditrici e lavoratrici autonome nell’economia deve essere riconosciuto come catalizzatore della crescita economica, della creazione di posti di lavoro e del potenziale di innovazione. Per raggiungere questi obiettivi è necessario che le donne che lavorano nelle aziende agricole abbiano accesso ai diritti in materia di sicurezza sociale, quali il congedo di maternità e i diritti pensionistici, e ad un’istruzione formale e specializzata, con misure che promuovano lo sviluppo di nuove competenze. È necessario inoltre progettare attività di formazione per incoraggiare le donne delle zone rurali a trasferirsi in aree e settori in cui sono sottorappresentate, nonché campagne di sensibilizzazione sull’importanza di avere donne in posizioni dirigenziali.

La formazione risulta quindi essere un tassello essenziale al fine di aumentare il grado di inclusione socio-economica e lo sviluppo personale delle donne delle aree rurali. Per questa ragione, i partner del progetto “ABLE – A Better LifE” hanno ideato un metodo di lavoro innovativo, costituito da un curriculum formativo e una piattaforma online, con l’obiettivo di sviluppare le competenze e la crescita personale di 20 coordinatrici di organizzazioni femminili. In particolare, queste avranno l’occasione di accrescere le loro conoscenze con l’obiettivo di promuovere e discutere la diversità, far progredire il consenso e rafforzare la voce collettiva delle donne a livello locale ed europeo. Attraverso la diffusione di approcci femministi, il progetto mira a costruire un’economia inclusiva per il benessere di tutti come punto di partenza per la piena partecipazione delle donne in tutti gli ambiti della vita e la rappresentanza paritaria delle donne in tutta la loro diversità a tutti i livelli del processo decisionale, compreso quello economico.

Grazie a queste iniziative, le donne hanno la possibilità di diventare un punto di riferimento per la collettività, di acquisire competenze e una maggiore indipendenza economica e potere decisionale, ma rimane necessario l’impegno dell’UE nell’integrazione della dimensione di genere all’interno delle sue politiche e nello spingere gli Stati membri ad assumersi seriamente questa responsabilità, così da garantire un’adeguata rappresentanza delle donne attive in agricoltura nei processi decisionali

  1.  European Parliament, Directorate-General for Internal Policies of the Union, Kovačićek, T., Franić, R., The professional status of rural women in the EU, European Parliament, 2019, https://data.europa.eu/doi/10.2861/185854
  2. Parliamentary Assembly of the Council of Europe, Committee on Equal Opportunities for Women and Men, Quintanilla Barba C., Rural women in Europe, 2014, http://www.assembly.coe.int/CommitteeDocs/2010/aegadoc422010.pdf 

  3.  Parlamento Europeo, Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, Schneider C., Parere della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere destinato alla commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale su una visione a lungo termine per le zone rurali dell’UE: verso zone rurali più forti, connesse, resilienti e prospere entro il 2040 (2021/2254(INI)), 2022, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/FEMM-AD-719805_IT.pdf

  4.  Accrescere la diversità nell’agricoltura europea: l’inclusione delle donne, S. Shortall, Rural Connections magazine 2/2020 https://enrd.ec.europa.eu/sites/default/files/enrd_publications/publi-enrd-magazine-2-2020_it.pdf

Per maggiori informazioni sul progetto Erasmus+ ABLE: A Better Life  https://www.facebook.com/ABetterLifeErasmus 

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